14 novembre 2017

GB - Lascia marito e 9 figli e scappa in Gambia per unirsi al suo toyboy conosciuto su Facebook

Non era mai uscita dalla Gran Bretagna Heidi Hepworth, una 44enne madre di nove figli. Ad un certo punto - riporta il Daily Mail - ha iniziato a chattare con degli sconosciuti e, in questo modo, ha conosciuto Mamadou Jallow, un trentenne del Gambia e ha deciso di stravolgere la sua vita.
Ha iniziato a farsi tatuaggi, a curarsi di più e a farsi le lampade. Poi, però, ha preso una decisione molto più drastica: ha lasciato il compagno Andy, con cui stava da 23 anni, e i suoi figli, per volare dal suo nuovo e giovane amante.
Un gesto, questo, che le è costato tante critiche, soprattutto su Facebook:
  • "Oh mio Dio - scrive un utente - non posso credere a quello che ho appena letto. Che razza di persona è una madre che abbandona i suoi bambini?".
  • "Mi dispiace per loro - scrive un'altra persona, sempre in riferimento ai bambini che Heidi ha lasciato a casa - poveri piccoli. Resteranno traumatizzati tutta la vita".
  • Un uomo, poi, commenta, "Non ho niente da dire per il fatto che ha lasciato il marito. Ma lasciare nove bambini? Lei ovviamente ha il diritto di essere felice, ma doveva tenere in conto i suoi bambini. Auguro la migliore fortuna a lei e ai figli".
C'è poi chi la accusa di essere pazza e chi si dice sicuro del fatto che resterà molto delusa da questa 'follia':
  • "È tipico della crisi di mezza età - scrive un utente, rivolgendosi direttamente a lei - ma finirai come le altre che hanno fatto la tua stessa scelta: sarai presa in giro, umiliata, usata e poi buttata via.
Il marito ha raccontato a The Sun di essere "devastato" dopo la scelta della moglie, con la quale ha sei figli. Gli altri tre bambini erano nati da una precedente relazione di Heidi.
Era una mamma premurosa, attenta. Ora è diventata una persona orribile: è come se un alieno si fosse impossessato del suo corpo - dice affranto - Quest'uomo le ha fatto il lavaggio del cervello. Lei si è invaghita e l'ha seguito passo dopo passo.
Dal canto suo Heidi prova a giustificarsi:
Ho incontrato un giovane gentleman, ma non è solo una tresca. Il nostro matrimonio aveva problemi, c'eravamo allontanati. Forse a una donna è vietato avere nuove relazioni?
Ma Andy, invece, sostiene che l'ormai ex compagna ha iniziato ad allontanarsi da lui nella primavera del 2017, quando ha cominciato ad aggiungere sui social network uomini africani e asiatici.
Heidi, comunque, non ha alcuna intenzione di tornare indietro e sostiene di immaginare una vita accanto al suo nuovo compagno e ai suoi bambini, anche se sono a migliaia di chilometri di distanza da lei.

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5 novembre 2017

Reggio E. - Badante licenziata prende a calci gazzella dei Cc

Rapporti di lavoro a dir poco burrascosi quelli tra un’anziana di Reggio Emilia e la sua badante. Alla base degli infelici rapporti l’abuso di bevande alcoliche da parte della dipendente, che hanno messo a serio rischio l’incolumità dell’anziana datrice di lavoro.
Una situazione culminata l’altra sera con l’intervento dei carabinieri del nucleo radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia che a fatica hanno portato alla calma la badante di nazionalità russa.
E' stato il genero dell’anziana a chiamare il 112, segnalando di essere preoccupato per le sorti di sua suocera, un’ottantenne reggiana, nelle “mani” della badante in condizioni instabili, conseguenti all’uso smodato di bevande alcoliche, e per questo potenzialmente pericolosa.
In effetti l’intervento di una pattuglia dei militari ha riscontrato la presenza nell’abitazione dell’anziana e della badante che, in evidente stato di ubriachezza, manifestava evidenti segni di violenza.
La badante a seguito della presenza dei carabinieri è stata convinta a uscire di casa, essendo intenzione dei datori chiudere il rapporto lavorativo: ma per nulla tranquillizzatasi ha inveito contro i carabinieri. Si è poi rivolta contro l'Alfa 159 dei militari su cui ha scaricato la sua rabbia, prendendola ripetutamente a calci sino a rompere il fanale posteriore.
Con l’accusa di danneggiamento i carabinieri hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia la 30enne badante russa, residente in provincia di Parma.

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3 novembre 2017

Egitto - Due donne mandarono a morire Giulio Regeni

Giulio Regeni fu mandato allo sbaraglio in Egitto dalla sua professoressa.
La sua era una ricerca pericolosa. E lui, pochi mesi prima della sua sparizione e della sua morte, se n’era accorto.
Espresse i suoi timori alla sua professoressa, Maha Rahman, ma la docente lo obbligò cinicamente ad andare avanti, facendo addirittura dell’ironia sui suoi timori.
La gravissime responsabilità dell’ateneo inglese nel tragico destino del giovane ricercatore italiano emergono dalla richiesta di rogatoria - da parte della Procura di Roma alle autorità britanniche - per l’interrogatorio della professoressa di Regeni.
La Rahman – ricordano gli autori dell’articolo, non ha mai voluto rispondere ai quesiti considerati cruciali agli inquirenti italiani.








Emerge un particolare a dir poco curioso: la tutor che seguiva Regeni in Egitto, Rabab el Mahdi dell’American University, aveva un profilo più simile a quello di una attivista che non a quello di un’accademica.









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2 novembre 2017

Reggio E. - La parrucchiera riceve un mucchio di sterco dall'"amica"

È stato un risveglio maleodorante quello di ieri mattina per i residenti di via del Follo, in pieno centro storico.
Nella loro via, davanti a uno dei pochi negozi rimasti aperti, era stata ammassata una enorme montagna di sterco.
La proprietaria dell’attività - la dominicana, Ruth Costes – è convinta che l'autrice del gesto sia una sua "amica".
Da un esame di quello sterco, sembra che si tratti di escrementi di cavallo: un’ipotesi avvalorata anche dalla paglia incastrata in quella montagna di letame, quasi certamente del fieno.
La vendicativa "amica" della Costes ha agito nella notte di Halloween. Mentre tutti stavano andando in giro a tirare petardi o a bersi un drink, lei, munita di un grosso sacco pieno di letame, si è avviata verso via del Follo. Raggiunto il salone da parrucchiere, la seminatrice di letame ha quindi preso il suo sacco, lo ha ribaltato e ha ammucchiato il maleodorante carico proprio davanti alla porta a vetri del negozio. Una grossa montagnetta accuratamente accatastata che fa supporre una meticolosa preparazione.
A farne le spese sono stati i residenti che al mattino, quando hanno aperto le finestre per arieggiare la casa, hanno pensato di essersi spostati come per magia in campagna.
Ma la vittima principale, chiaramente, è stata la Costes. Che, arrivata davanti al suo negozio, ha dovuto armarsi di scopa e paletta e ripulire il tutto.
So benissimo chi è stato – ci ha spiegato mentre stava raccogliendo lo sterco davanti all’ingresso – si tratta di una mia ex amica che ce l’ha con me. È non è nemmeno la prima volta che mi fa dei dispetti del genere.

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Norcia (PG) - Con le macerie in strada, commissaria ricostruzione intima di pagare tasse

La PD radical-chic: Chi non ha i soldi, chieda un mutuo


Terremoto, Terzoni (M5S): «Lettera De Micheli su tributi sembra una candid camera»

«E’ disarmante leggere la lettera inviata ai sindaci del cratere sismico da parte della commissaria straordinaria per la ricostruzione Paola De Micheli. Lo sprezzo e la superficialità con la quale si avvisa che dal prossimo 16 dicembre c’è da iniziare a pagare i tributi sospesi, e che per farlo il governo dà la possibilità di accendere mutui o prestiti con banche convenzionate per tutti i titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, lasciano basiti». Così Patrizia Terzoni, portavoce presso la Camera dei Deputati del Movimento 5 Stelle.
«E’ grave che la De Micheli non si renda affatto conto che le imprese di quei territori - che siano esso agricole, industriali o commerciali -, non siano per niente nel pieno delle loro facoltà produttive, e che di fatto non riescano a generare quei profitti tali per i quali possano saldare il conto di tutte le tasse sospese.
Eppure come M5S, eravamo stati chiari con la De Micheli: la priorità dev’essere quella di mettere in atto ogni misura possibile per evitare lo spopolamento di quelle zone e la chiusura nelle stesse delle diverse attività produttive, molte delle quali hanno già gettato la spugna.
La commissaria, almeno a parole, ci diede ragione e ci tranquillizzò, ma la missiva spedita ai sindaci conferma che non ha affatto compreso la gravità della situazione. Ma come? per contrastare lo spopolamento si chiede ai terremotati di indebitarsi per pagare i tributi gentilmente bloccati?
Non fossimo abituati alle scelte farsesche di questo esecutivo, ci convinceremmo di essere vittime di una candid camera. Alla De Micheli consigliamo di archiviare la fase “Scherzi a parte” e di iniziare a fare qualcosa di concreto per un’area che tuttora si trova nell’agonia più assoluta».

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25 ottobre 2017

Viano (RE) - La bidella coltiva marijuana

Un'operatrice scolastica di 32 anni è finita agli arresti domiciliari con l’accusa di coltivazione e detenzione di droga ai fini di spaccio.
I carabinieri hanno perquisito la sua abitazione, dove è stata scoperta una serra con 16 piante di marijuana. I militari hanno trovato altri 22 grammi di “erba” già essiccata e vario materiale per la coltivazione e il confezionamento.
L’indagine è stata condotta dai carabinieri di Albinea (RE) che, dopo alcune segnalazioni, martedì mattina hanno deciso di eseguire un controllo che ha confermato i sospetti.

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24 ottobre 2017

Casamassima (BA) - Due donne rubano abbigliamento al centro commerciale

Fanno shopping al centro commerciale, ma senza pagare: due donne arrestate a Casamassima

Avevano rubato abiti da donna del valore di circa 500 euro, strappando i dispositivi antitaccheggio e nascondendo i capi nelle borse. Le due donne, però, sono state bloccate dai carabinieri mentre cercavano di allontanarsi dal centro commerciale di Casamassima in cui avevano compiuto il furto.
Con l'accusa di furto aggravato in concorso sono finite in manette due donne residenti a Bitonto (BA).
Le due amiche, approfittando del notevole flusso di visitatori e clienti nel centro commerciale, avevano asportato numerosi capi di abbigliamento da vari negozi della galleria dello stesso. Avevano quasi raggiunto la loro automobile nell’area parcheggio, quando sono state fermate da una pattuglia della locale stazione carabinieri in servizio di controllo in zona. Dagli approfonditi controlli effettuati dai militari è subito emerso che i vari capi d’abbigliamento che avevano con loro erano stati trafugati presso tre diversi esercizi commerciali del vicino centro commerciale.
La refurtiva, del valore commerciale di oltre 500 euro, composta prettamente da indumenti femminili - alcuni irreparabilmente danneggiati - è stata restituita ai responsabili dei singoli esercizi commerciali.
Per le due donne sono scattate le manette e, su disposizione della competente A.G., sono finite agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

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20 ottobre 2017

Reggio E. - Noi madri multitasking ci schiantiamo contro gli alberi

In via Martiri della Bettola una donna con a bordo due figli, uno dei quali di pochi mesi di vita, si è schiantata contro un albero con la sua 500 X nera.
Sul posto due ambulanze, la polizia municipale di Reggio Emilia e i vigili del fuoco, visto che si temeva che i feriti fossero incastrati nel mezzo. Al loro arrivo però tutti gli occupanti erano già usciti ed erano stati medicati.
Portati al Santa Maria Nuova, le loro condizioni non destano preoccupazioni.

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16 ottobre 2017

Bari - La docente Università ha truffato risparmiatori per milioni di €

Risparmiatori truffati per milioni di Euro: condannata ex docente dell'Università di Bari

Il Tribunale di Bari ha condannato a 5 anni e 5 mesi di reclusione Caterina Coco, professoressa ed ex docente di materie finanziarie dall'Università di Bari, ritenuta responsabile di truffa aggravata ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria, per aver raggirato 34 risparmiatori.
In base alle indagini dei Carabinieri, coordinate dal pm Giuseppe Dentamaro, la Coco, dal 1998 al 2012, avrebbe intascato oltre 5 milioni di euro con la promessa di investimenti redditizi in falsi titoli bancari, spacciandosi per promotrice finanziaria senza averne l'abilitazione e truffando così decine di clienti che le avevano affidato i propri risparmi.
Il giudice ha condannato la ex docente all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e al risarcimento danni nei confronti di 31 parti civili, da definirsi in separato giudizio civile, quantificando provvisionali immediatamente esecutive da circa 5mila euro ciascuna, per complessivi 150mila euro circa.
La Coco è stata condannata anche a pagare decine di migliaia di euro di spese processuali.

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14 ottobre 2017

Reggio E. - Per essere davvero emancipate dobbiamo cappottarci almeno una volta

Un rocambolesco incidente stradale, senza gravi conseguenze per la giovane conducente, si è verificato alle 17:00 sulla tangenziale sud-est di Reggio Emilia, nel tratto di strada denominato via Osvaldo PIacentini, che collega Canali a Due Maestà.
Una ragazza, forse a causa dell'eccessiva velocità, ha perso il controllo dell'auto che stava guidando e, dopo aver tentato inutilmente di evitare l'impatto con il terrapieno, è rimasta bloccata nel mezzo capovolto, finito sopra il muretto che costeggia la carreggiata.
In suo soccorso sono intervenuti i volontari della Croce Rossa e il personale medico del Santa Maria Nuova che, dopo le prime cure sul posto, hanno trasportato l'automobilista al pronto soccorso a bordo dell'ambulanza della Cri.
Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco di Reggio ma, quando sono arrivati, la ragazza era già stata estratta dall'abitacolo. Una pattuglia della polizia municipale si è occupata invece dei rilievi dell'incidente, per ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità.

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13 ottobre 2017

S. Ilario d'E. (RE) - Due donne rubano i bancomat di due donne e si danno allo shopping

Sono riuscite a mettere le mani sulle carte bancomat di due casalinghe intente a fare la spesa e con quelle si sono date allo shopping sfrenato, non prima di avere fatto consistenti prelievi agli sportelli bancomat dei rispettivi istituti di credito. Ma alla fine sono state smascherate.
Così due donne, una 33enne di Campegine (RE), e una 39enne di Bibbiano (RE), sono state denunciate per concorso in ricettazione di carte di credito e indebito utilizzo delle stesse.
I fatti risalgono al settembre scorso, quando due donne, entrambe casalinghe, fanno denuncia di furto ai carabinieri: a una era stata sottratta la borsetta, dall'interno della propria auto, in sosta nel parcheggio del supermercato Coop del paese; l'altra invece si era vista sparire il portafoglio dalla borsa, lasciata nel carrello mentre faceva la spesa.
Entrambe le carte erano custodite con accanto il numero di Pin. E' stato dunque un gioco da ragazze per chi le ha rubate poterle poi utilizzare. Cosa che le due donne, poi finite denunciate, hanno fatto senza perdere un attimo di tempo.
Si sono infatti recate agli sportelli bancomat dei due istituti di credito che avevano emesso le carte e hanno prelevato il massimo dell'importo consentito: 1.500 euro per ciascuna carta, per un totale di 3mila euro. Sempre gli stessi bancomat sono stati poi utilizzati per lo shopping più sfrenato presso un negozio di abbigliamento di Cavriago (RE) per acquistare capi d’abbigliamento per donna, per un valore complessivo di un migliaio di euro circa.
I carabinieri però, avviate le indagini successive alle denunce, hanno individuato la “location” in cui sono stati fatti i prelievi. Qui sono state acquisite le immagini della videosorveglianza, da cui è stato possibile vedere il volto delle due malviventi che, vuoi anche per i loro precedenti di polizia, erano conosciute anche ai militari di Sant’Ilario.
La stessa commerciante è stata infine chiamata a sottoporsi ad apposita seduta di individuazione fotografica, durante la quale ha riconosciuto nelle odierne indagate le due clienti che si erano dedicate allo shopping più sfrenato all’interno del suo negozio.
Raccolti gli elementi di responsabilità, i carabinieri hanno quindi denunciato le due donne alla Procura reggiana.

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9 ottobre 2017

Carpineti (RE) - Se ci mettono in comunità (anziché in carcere), noi donne evadiamo 2 volte

A 17 anni ha dimostrato la freddezza di una navigata rapinatrice: con la complicità di due amici, non ha esitato, nel centro di Parma, a derubare e picchiare una coppia di fidanzati.
Collocata in una struttura protetta per minori di Carpineti (RE), la diciassettenne è fuggita due volte, e ora, per lei, si apriranno le porte del carcere minorile.
Dopo l’arresto per quella rapina la 17enne marocchina, è stata sottoposta alla misura cautelare della permanenza obbligatoria in una comunità dell’Appennino reggiano, situata a Carpineti. Una misura restrittiva disposta dal Tribunale per i minorenni di Bologna, che tuttavia non ha fatto cambiare comportamento alla ragazza ribelle, che per ben due volte si è allontanata dalla comunità, senza dare notizie di sé. 
I carabinieri di Carpineti, che hanno accertato le due “evasioni”, hanno relazionato alla Procura che, condividendo con gli esiti dei carabinieri, ora ha richiesto e ottenuto dal Tribunale per i minorenni un aggravamento della misura: un’ordinanza di custodia cautelare in un istituto penale femminile per minori.
Il provvedimento, giunto ai carabinieri di Carpineti, incaricati della vigilanza della diciassettenne, è stato eseguito l’altro giorno. Al termine delle formalità di rito, la ragazza è stata condotta nell’istituto penale.

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8 ottobre 2017

Guastalla (RE) - La 20enne con l'eroina nei calzini e il metadone in casa

Fermata per un normale controllo vicino alla stazione ferroviaria del comune di Guastalla, è apparsa nervosa.
Difatti la pusher è stata trovata in possesso di alcune dosi di eroina che nascondeva nei calzini, mentre nell’abitazione durante la successiva perquisizione domiciliare sono saltati fuori nove flaconi di metadone, un bilancino di precisione e un’ulteriore dose di eroina.
Con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Guastalla hanno denunciato a piede libero una 20enne residente a Modena.

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4 ottobre 2017

Firenze - Donna denuncia violenza poi ritratta: "L'ho inventata"

Ragazza denuncia violenza poi ritratta: "L'ho inventata"

Ieri una donna è stata accompagnata in questura dopo che aveva raccontato al padre di essere stata violentata da amici del fidanzato durante alcuni riti satanici.
Il suo racconto ha però presentato numerose lacune: motivo per cui gli agenti della Squadra Mobile hanno più volte sentito la donna - quest'ultima con problemi di stupefacenti, tanto che in passato avrebbe persino venduto il proprio cellulare per racimolare un po' di denaro -.
Gli agenti l'hanno accompagnata in ospedale per verificare segni di violenza: dal nosocomio fiorentino hanno dato parere negativo.
Dopo ulteriori riscontri sulla storia, la donna ha ritrattato tutto.


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3 ottobre 2017

S. Polo d'E. (RE) - Una 50enne svuota il conto all'ex


Chi gli aveva fatto sparire il bancomat da casa e lo utilizzava a sua insaputa era l’ex fidanzata, che, forse per vendetta, ha prelevato 500 euro. Con l’accusa di furto aggravato e indebito utilizzo di bancomat i carabinieri della stazione di San Polo d’Enza hanno denunciato a piede libero una 50enne reggiana.
L’uomo stava lavorando in azienda quando il servizio Sms-alert della sua banca l’ha informato che il suo bancomat era stato utilizzato per alcuni prelievi di contante da una postazione Atm di San Polo d’Enza. Un bel rompicapo per il derubato, il quale sapeva che il suo bancomat era al sicuro chiuso in un cassetto del comodino della camera da letto.
Il mistero si è ulteriormente infittito quando la vittima, tornato a casa, ha constatato che il suo bancomat non c’era più, sottrattogli in circostanze inspiegabili, dal momento che nessun segno di effrazione era stato fatto per entrare in casa.
L’uomo si è quindi rivolto ai carabinieri di San Polo d’Enza che, a conclusione delle indagini, hanno scoperto che l’autrice del furto era l’ex fidanzata.

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2 ottobre 2017

Modena - La Kyenge ne spara un'altra: "Internet gratis ai migranti"

Cecile Kyenge ha sempre un’idea meravigliosa su come rendere più confortevole la vita degli immigrati, più che quella degli italiani.
Stavolta la grande battaglia “umanitaria” dell’europarlamentare del Pd è sull’utilizzo delle connessioni Internet nei centri di accoglienza, e più in generale ovunque siano accolti o risieda.
Uno smartphone può fare la differenza tra la vita e la morte
ha sostenuto l’ex ministro dell’Integrazione, durante il Festival After Futuri Digitali - Modena smart life, facendosi così portavoce delle lamentele dei profughi ospitati nei centri di accoglienza italiani.
Il Wi-fi, per loro, secondo la Kyenge, è un diritto umanitario, come sosterrebbe la risoluzione votata il 30 giugno 2016 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale riconoscerebbe Internet come forza trainante per uno sviluppo sostenibile, sociale, culturale, economico e politico della comunità internazionale.
L’esponente del Pd ha detto che
nella mobilità e nelle migrazioni uno smartphone può fare la differenza tra la vita e la morte. Basta pensare alle mappe dettagliate dei luoghi, ai social network per restare in contatto con la famiglia nel Paese di origine, allo scambio di informazioni per non cadere nelle trappole dei trafficanti. Il wi-fi è un diritto umano
ha ribadito la Kyenge.

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29 settembre 2017

Reggio E. - Multitasking, stressate e... ribaltate



Stava tornando a casa dopo una mattinata trascorsa a insegnare ai propri alunni, quando all’improvviso ha perso il controllo della sua macchina finendo dentro un piccolo fossato.
L'incidente quello avvenuto attorno alle 13.30, in via Dante Freddi, nella frazione di San Bartolomeo. È qui che una maestra stava guidando a bordo della sua Renault Clio grigia quando questa si è ribaltata per l'impatto nei pressi di un piccolo canale di scolo.
Intervenuto anche l'elisoccorso; la donna è stata trasportata al Santa Maria Nuova in ambulanza, in gravi condizioni ma non in pericolo di vita. Sul posto anche la polizia municipale di Reggio Emilia.

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22 settembre 2017

San Polo d'E. (RE) - La badante dei genitori gli svuota il conto

Oltre ad assistere gli anziani genitori di un impiegato reggiano, gli ha ripulito il conto corrente con la carta di credito che ha rubato nella casa della vittima proprio mentre svolgeva le attività di assistenza domiciliare.
In questa maniera una apparentemente irreprensibile e insospettabile operatrice socio-assistenziale reggiana, con referenze di assoluto riguardo circa la sua onestà, si è invece rivelata una ladra in carriera che nel giro di cinque mesi ha effettuato nei bancomat di vari istituti bancari una quarantina di prelievi di contante dal conto dell’impiegato.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di San Polo d’Enza, che hanno condotto le indagini, la 57enne reggiana, durante l’attività di assistenza domiciliare, è riuscita ad introdursi nella stanza del figlio dei due anziani che assisteva, impossessandosi della carta di credito e dei codici necessari per effettuare prelievi. Quindi, da aprile a settembre, recandosi negli sportelli di alcune banche della provincia ha effettuato 36 prelievi per complessivi 10mila euro.
Dal canto suo la vittima, una volta informata dalla banca dei prelievi, nell’accertare l’effettiva mancanza della sua carta di credito - sottrattagli in circostanze del tutto inspiegabili, dal momento che non aveva subito alcun furto in casa -, si rivolgeva ai carabinieri di San Polo d’Enza formalizzando la denuncia a carico di ignoti.
I carabinieri, ricevuta la denuncia, hanno avviato le indagini: hanno chiesto agli istituti bancari dove erano stati effettuati i prelievi i filmati delle relative operazioni. L’analisi delle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza conducevano poi i carabinieri di San Polo all’odierna indagata, in disponibilità della quale i militari trovavano e sequestravano la carta di credito dell’impiegato derubato.
Per questo la 57enne è stata denunciata in stato di libertà, con l'accusa di furto aggravato e continuato e indebito utilizzo di carta di credito, dai carabinieri della stazione di San Polo che hanno inoltrato la querela alla procura della Repubblica del tribunale di Reggio Emilia.

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Bari - Beccate con 6 kg di marijuana nell'auto

Sorprese con 6 kg di marijuana nell'auto: arrestate due donne

Due donne sono state arrestate, ieri sera, dagli agenti della Squadra Mobile di Bari, poiché sorprese con oltre 6 kg di marijuana nascosti all'interno di due borse di tela nel portabagagli di un'auto.
In manette sono finite Apollonia Piccolino, 40enne con precedenti per detenzione e spaccio di stupefacenti, ed Eugenia Delle Noci, 30 anni.
Gli agenti, nel corso di alcuni controlli, hanno bloccato l'auto guidata dalla 40enne: nel corso della perquisizione, sono state scoperti due borsoni contenenti la droga, confezionata in pacchi di cellophane sottovuoto; le due donne, dopo l'arresto, sono state condotte nel carcere di Trani.

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9 settembre 2017

La premio Nobel per la pace indifferente al genocidio dei musulmani

In Myanmar un nuovo ciclo di violenze contro la minoranza musulmana dei Rohingya, iniziato alla fine di agosto, sta generando nuove critiche verso la ministra degli Esteri birmana Aung San Suu Kyi, leader del partito al governo del paese e premio Nobel per la pace, per non essere ancora intervenuta per fermare la sanguinosa repressione contro una delle minoranze etniche più perseguitate al mondo.
Accuse del genere circolano già da diversi mesi: a gennaio, durante il precedente ciclo di violenze, un gruppo di importanti politici e attivisti internazionali scrisse una lettera aperta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per chiedere la fine della crisi umanitaria, criticando in particolare Aung San Suu Kyi; ora che la situazione è tornata grave, fra migliaia di sfollati e decine di morti nella regione del Myanmar abitata dai Rohingya, alcuni stanno chiedendo di ritirare il Nobel per la pace che la ministro degli Esteri birmano ha vinto nel 1991.
Ma perché Aung San Suu Kyi si sta comportando in questo modo? Max Fisher e Amanda Taub, due giornalisti del New York Times, hanno provato a rispondere a questa domanda suggerendo quattro ipotesi, nessuna delle quali esclude le altre.

La prima è che Aung San Suu Kyi si stia comportando come un politico in cerca di consenso. A causa della loro fede i Rohingya vengono isolati da decenni, e non sono particolarmente integrati. Non hanno nemmeno la cittadinanza – gli fu tolta nel 1982 perché accusati di essere entrati illegalmente nel paese più di un secolo prima – e per questo oggi sono “cittadini di serie B”. Brutalmente, significa che il loro consenso è infinitamente meno importante di quello dei cittadini di etnia Bamar, che compongono la stragrande maggioranza del paese. «Schierarsi coi Rohingya peggiorerebbe i rapporti di Aung San Suu Kyi con molte fasce della popolazione», scrive il New York Times.

La seconda ipotesi non è molto distante dalla prima, ed è la più benevola nei confronti di Aung San Suu Kyi:
Aung San Suu Kyi è contraria agli scontri ma pensa che siano la sua unica opzione. Il Myanmar sta riemergendo solo ora da decenni di ostilità su base etnica e colpi di stato. L’esercito ha conservato un certo potere, e se lo ritenesse opportuno potrebbe riprendere in mano lo stato. Aung San Suu Kyi teme che fermando gli scontri sarà costretta a un ruolo marginale, e che di conseguenza la transizione democratica del paese sarà interrotta
Le altre due ipotesi sono molto meno lusinghiere nei suoi confronti.

La terza è che Aung San Suu Kyi condivida l’ostilità dell’etnia Bamar, a cui appartiene, verso i Rohingya. È forse il modo più semplice per spiegare l’indifferenza che ha dimostrato in questi mesi, e la freddezza con cui parla del problema alla stampa. Già in un’intervista di qualche anno fa, Aung San Suu Kyi attribuiva la colpa delle violenze sui Rohingya a entrambe le etnie, nonostante lo squilibrio di ricchezza e potere. Ieri invece si è lamentata pubblicamente della “enorme mole di disinformazione” che circola sul Myanmar e i Rohingya, che avvantaggerebbe i “terroristi”.

La quarta opzione è più sfumata e forse quella più difficile da accettare: Aung San Suu Kyi potrebbe semplicemente essere un prodotto della complessa e frammentata società del Myanmar, dove anche la classe più aperta e istruita è condizionata da decenni di conflitti interni.

Privarla del premio Nobel o del suo status di importante attivista dei diritti umani sarebbe molto facile: «dividere il mondo in due categorie, bianco e nero, è molto rassicurante ed è un modo per incolpare “i cattivi” dei problemi del mondo, mentre raccontiamo a noi stessi che noi facciamo parte delle forze del bene», scrive il New York Times. La vera sfida, invece, sarebbe quella di provare a capire perché un’intera etnia, fra cui persone intelligenti e preparate come Aung San Suu Kyi, abbiano mantenuto questa posizione sui Rohingya, e più in generale chiedersi perché «interi paesi scelgano così spesso di prendersela con la fascia più vulnerabile della popolazione».


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