11 gennaio 2018

Torino - Consigliera comunale non paga affitto e usa auto blu per scopi personali

«Ma sul serio sei morosa? Non paghi l’affitto da tempo?». Il post compare in serata sul profilo Facebook della consigliera comunale Deborah Montalbano, eletta nel Movimento 5 Stelle, e ora al centro di una polemica innescata da un articolo pubblicato sul sito web della testata lospiffero.com.
Presidente della commissione comunale sulle politiche sociali e membro della commissione per l’emergenza abitativa, la consigliera sarebbe morosa con l’Atc, Agenzia territoriale per la casa: assegnataria di una casa popolare, deve all’ente quasi 9mila euro di arretrati.
La Montalbano, disoccupata e con una figlia, non verserebbe i canoni dal 2009 e non avrebbe saldato le rate del piano di rientro pattuito con l’ente neppure dopo essere entrata in consiglio comunale.
La Montalbano, disoccupata e con una figlia, prima di essere eletta se la cavava come riusciva, con lavori saltuari.

Inciampa di nuovo sui suoi spostamenti privati da casa a Palazzo Civico e viceversa, la dura e pura del M5S torinese, Deborah Montalbano. Dopo l’accusa, mossa dagli stessi colleghi Cinque Stelle e svelata sulle pagine del Corriere Torino, di essersi fatta rimborsare 250 euro per le sue corse in taxi, la dissidente della maggioranza di Chiara Appendino incappa in un altro scandalo: ha usato l’auto blu del Comune per andare a prendere la figlia a scuola e poi tornare in ufficio, in tempo per partecipare ad una riunione.
L’episodio è testimoniato da una relazione dell’autista che ha accompagnato la consigliera comunale nel suo viaggio. Insospettito dal viaggio, visibilmente di natura non istituzionale, il conducente ha messo nero su bianco li servizio che ha svolto quel giorno e su autorizzazione di chi: «Il giorno 7/11/2017, a seguito della disposizione del coordinatore, trasportavo la consigliera Montalbano in via…». E poi: «All’arrivo — continua l’autista nella sua relazione — mi disse di attenderla, passati dieci minuti tornava con una bambina, facendola salire sull’auto mi chiedeva di fare ritorno a Palazzo Civico, perché aveva impegni istituzionali. Il servizio si concludeva alle ore 16.45».


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7 gennaio 2018

Bari - Siamo multitasking e stressate: continuiamo a ribaltarci

Auto si ribalta sulla Statale 100 a Mungivacca: ferita una donna

Incidente, alle prime luci dell'alba, sulla Statale 100, alle porte di Bari: una Suzuki, guidata da una donna, per cause non ancora accertate, si è ribaltata poco prima delle 7 in direzione Bari, poco prima dell'ingresso in città, all'altezza di Mungivacca.
I primi a giungere sul posto, dopo i sanitari del 118, sono stati i vigili del fuoco, che hanno provveduto a mettere in sicurezza l'auto - alimentata a metano - isolando la batteria per evitare un potenziale innesco, e a gestire la viabilità in attesa dell'arrivo della polizia stradale.
La conducente non ha riportato gravi ferite. Qualche conseguenza sul traffico, regolare già nel corso della prima mattinata.

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24 dicembre 2017

Reggio E. - Noi emancipate al volante, imbocchiamo la tangenziale contromano

Pensava di dirigersi verso Parma e invece ha imboccato la tangenziale contromano, all’ingresso di Mancasale, procedendo verso Modena. Ma, quel che è peggio, finendo anche dritto dritto contro un’altra auto.
Avrebbe potuto finire ben peggio, vista la dinamica, la disavventura accaduta ieri sera a due automobiliste, che invece sono finite in ospedale in condizioni giudicate non gravi.
Sono circa le 18.30 quando avviene lo schianto in via Martiri di viale Tien An Men, tra l’auto entrata contromano e condotta da una 67enne, e quella che viaggiava in direzione di Modena guidata da una giovane donna.
La centrale operativa del 118 invia subito sul posto un’ambulanza e un’automedica. La dinamica dell’incidente non lascia dubbi agli operatori della centrale di Parma, che attivano l’intervento dei vigili del fuoco. Da quanto risulta nei primi attimi successivi allo schianto, infatti, sembra che una delle due conducenti sia incastrata nell’auto. Un mezzo esce a sirene spiegate da via della Canalina, mentre in tangenziale arrivano anche gli uomini della polizia municipale di Reggio.
Una volta sul posto, i primi soccorritori scoprono che l’entità dell’incidente non è tale da fare temere per la vita delle conducenti. Una delle due è impossibilitata a uscire perché le portiere della macchina sono bloccate. Alla fine riescono a liberarla prima che arrivi il mezzo dei vigili del fuoco. Entrambe le donne, dunque, vengono portate all’ospedale e le loro auto recuperate.

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23 dicembre 2017

Mantova - Donna tarocca chat privata per inguaiare il sindaco

Elisa Nizzoli, 39 anni - vicepresidente dell’associazione «Mantua me genuit», piccola realtà che lavora in città e che ambiva a ottenere i fondi del Comune per il suo mantenimento -, è indagata per false dichiarazioni ai PM in relazione all’indagine su Mattia Palazzi, sindaco di Mantova.
Dopo tre ore di interrogatorio, due giorni fa, Elisa Nizzoli ha ammesso di aver modificato i messaggi che hanno fatto scaturire l’indagine per tentata concussione nei confronti di Palazzi.
La pm Manuela Fasolato gliene aveva contestati quattro e lei ha detto di aver “modificato” qualche messaggio. «Quelle parole non le ha scritte il sindaco e le mie risposte a lui non sono esattamente quelle che gli ho spedito».
In particolare, quel «sai che l’associazione a volte non va avanti senza il mio consenso. Cerca di attenerti alle regole!», attribuito al sindaco dopo un’avance, non è mai stato inviato da lui. E lei non ha mai replicato, risentita, che «un uomo, un sindaco, un politico, che non sa scindere il lavoro dal privato vivrà davvero male!».
La donna, a quanto pare, ha copiato i messaggi da WhatsApp, li ha incollati su un altro utente, li ha cambiati, poi li ha mandati ad altre persone facendo credere fossero scritti da Palazzi. E la frase che aveva inguaiato il sindaco era frutto della fantasia della vicepresidente di “Mantua me genuit”. Al messaggio “Staresti bene messa a … sei una birichina” lei aveva aggiunto: “Ricordati che le cose non vanno avanti senza il benestare del sindaco, attieniti alle regole”.
Dopo un’iniziale conferma delle precedenti dichiarazioni, è via via caduta in contraddizione, sino ad ammettere di aver alterato i messaggi che si era scambiata con il sindaco. Messaggi “strettamente personali” ai quali aveva aggiunto quelle parti in cui il sindaco le chiedeva favori sessuali per non intralciare l’attività dell’associazione e le intimava di “attenersi alle regole”.
La chat erotica tra i due con tanto di foto hard che è andata avanti dal novembre 2016 al novembre scorso, esiste, ma non ha nulla di penalmente rilevante.
La stessa Nizzoli, dopo averla taroccata, l’aveva girata alla presidente della sua associazione, Cinzia Goldoni che, a sua volta, l’aveva data al consigliere comunale di Forza Italia, Giuliano Longfils, autore dell’esposto in procura da cui sono partite le indagini. Sia la Goldoni che Longfils erano ignari delle manomissioni e, quindi, sarebbero anche loro vittime della Nizzoli, che non avrebbe spiegato i motivi delle alterazioni della screenshot.
Da qui è arrivata la richiesta d’archiviazione per quel reato: “Il procuratore della Repubblica di Mantova, dottoressa Manuela Fasolato – si legge nella nota della procura – comunica, per una corretta informazione agli organi di stampa, che in relazione all’ipotesi di reato di cui agli articoli 56, 81 e 317 del codice penale in Mantova dal novembre 2016 al novembre 2017 nei confronti del sindaco di Mantova, quest’Ufficio, all’esito della attività istruttoria espletata, ha avanzato in data 21 dicembre 2017 richiesta di archiviazione”.

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22 dicembre 2017

Reggio E. - La 37enne va in tribunale col coltello

Una donna di 37 anni è stata fermata all'ingresso del tribunale dagli addetti al controllo, che le hanno trovato nella borsetta un coltello lungo 25 centimetri, di cui 15 di lama.
La 37enne si stava recando in tribunale per adempiere alle proprie incombenze private ma, al suo passaggio ai tornelli posti all'ingresso, è scattato l'allarme. Sono subito intervenuti i carabinieri della stazione di Reggio Emilia Santa Croce: nella borsetta della 37enne è stato trovato il lungo coltello. Con l’accusa di porto abusivo d’arma i militari dell'Arma hanno denunciato la donna, una moldava abitante in città, e le hanno sequestrato il coltello.
E’ successo ieri mattina, giovedì 20 dicembre, all’interno del Palazzo di Giustizia di via Paterlini, poco dopo le 11, quando i Carabinieri di via Adua sono dovuti intervenire all’ingresso ed esattamente presso l’area dove si svolgono i controlli delle persone che accedono in tribunale. A richiedere il loro arrivo sono stati gli addetti al controllo, dopo avere fermato la donna che al suo passaggio aveva fatto scattare l’allarme del metal detector.
La 37enne è stata accompagnata alla vicina caserma dove i militari dell'Arma hanno provveduto a sequestrarle il coltello. E' stata poi rilasciata con a carico una denuncia in stato di libertà per il reato di porto abusivo di armi.

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15 dicembre 2017

Banca Etruria: tutte le fakes della Boschi












Ha sempre negato, con tutte le sue forze, di essersi occupata della situazione di Banca Etruria. Ma ora, Maria Elena Boschi - la figliola “istituzionale” e in conflitto di interessi di papà Pier Luigi, già vicepresidente di Etruria - viene clamorosamente smentita dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas.
Che, chiamato in audizione in Commissione parlamentare Banche, rivela la richiesta – gravissima – da parte della Boschi, di un incontro: «chiese di vedermi e venne a Milano».
E l’incontro fra l’allora ministro per le Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, e Vegas - che era, appunto, il presidente della Consob - ci fu. E non fu neanche l’unico momento in cui i due parlarono della situazione di Banca Etruria.
Ma cosa disse Maria Elena al presidente della Consob? E a che titolo?
Espresse preoccupazione, perché a suo avviso – rivela Vegas agli sconcertati membri della Commissione d’inchiesta parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario – l’aggregazione con la Popolare di Vicenza avrebbe provocato problemi alle aziende che operano sul mercato dell’oro ad Arezzo.
Insomma la prese alla larga, e parecchio, la figliola di Pier Luigi.
Vegas - a quanto dice ora, durante l’audizione, il presidente, in scadenza, dell’organo di controllo del mercato finanziario italiano - cercò di perimetrare e contenere il maldestro tentativo della ministra Pd di mettere il becco dove non doveva:
Io – spiega ai commissari – non potevo dire nulla. Consob non può intervenire sull’aggregazione delle banche. Lei mi ha illustrato la situazione, io le ho detto che non potevano fare nulla. Fu un incontro generico.
Insomma la Boschi sarebbe stata rimbalzata. Ma non servì a molto. Perché, poco dopo, lei tornò alla carica. Ci fu anche un secondo incontro. E, in quel caso, Maria Elena parlò del papà:
il ministro Boschi mi rese solamente noto che il padre sarebbe diventato vicepresidente della banca.
Vediamo, ora, un po’ di date per collocare temporalmente con più precisione i due incontri. E capire se Maria Elena Boschi incontrò Vegas (e gli parlò del papà) come parlamentare del Pd (cosa possibile, ma estremamente imbarazzante) o come ministra della Repubblica (cosa gravissima e inaccettabile).
Maria Elena Boschi diventa ministro il 22 febbraio 2014. Il 4 maggio dello stesso anno - quindi poco più di due mesi più tardi - Pier Luigi Boschi, che è nel Cda di Etruria dal 2011, viene nominato vice presidente della Banca. Quindi il secondo incontro fra la Boschi e Vegas avviene, presumibilmente, poco prima di maggio 2014.
Ma, poiché Vegas, quando rivela il primo incontro con la figlia di Pier Luigi, dice «ho avuto modo di parlare della questione con l’allora ministro Boschi», il primo incontro deve collocarsi, evidentemente, fra il 22 febbraio 2014 - data della nomina della Boschi a ministro - e il maggio 2014. E il secondo incontro, appunto, prima del 4 maggio 2014, prima, cioè, della nomina del padre a vicepresidente di Banca Etruria.
In entrambi i casi, quindi - sia quando parlò a Vegas della sua preoccupazione dell’aggregazione fra Banca Etruria e Banca Popolare di Vicenza, sia quando gli anticipò della nomina del padre a vicepresidente di Etruria - la Boschi parlò a Vegas da ministro. Il che è, obiettivamente, gravissimo.
A che titolo la ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento con delega al programma di governo, pari opportunità e adozioni internazionali, bussava alla porta di Vegas e rappresentava al presidente Consob le sue preoccupazioni su Banca Etruria e il ruolo del padre nell’Istituto di credito? Chi la autorizzava a un incontro istituzionale del genere? E, soprattutto, Renzi era informato di questi due incontri? Li aveva autorizzati lui? E chi altro ne era al corrente? E ancora: a quale altra porta andò a bussare la ministra Boschi per perorare la causa di Etruria?
Chiamato ad essere più preciso sule date degli incontri, Vegas dettaglia:
L’ho vista la prima volta a Milano (quando Boschi espresse preoccupazione per l’integrazione con Bpvi, ndr), e doveva essere ad aprile 2014, poi una o due volte al ministero e una volta a cena a casa mia, ma c’era anche altra gente.
Il Pd cerca di parare come può la catastrofe mentre in Commissione banche cerca di salvare il salvabile. Il deputato Pd Franco Vazio incalza ripetutamente Vegas sollecitandolo a dire se avesse chiesto alla Boschi di incontrarsi in un luogo che non fosse la Consob.
La prima volta sicuramente lo ha chiesto lei, e forse una volta l’ho chiesto io – replica il presidente Consob – a memoria mi ricordo o due o tre incontri person to person.
Non è esattamente quello che sperava di sentirsi dire né il Pd né Vazio. Che torna alla carica ponendo, nuovamente, la domanda.
Una volta sono andato al ministero – replica nuovamente Vegas – Quando venne a Milano ci siamo incontrati all’ora di pranzo in un ristorante e poi alla Consob. E poi aggiunge: una volta venne a cena a casa mia ma c’era altra gente.
Disgraziatamente è proprio ciò che non vuole sentire Vazio. Che torna a farsi sotto nella speranza, vana, di trovare una breccia nel muro. Ma, riformula il dem Vazio, «ha mai chiesto a Boschi di incontrarsi in altri luoghi diversi dalla Consob?».
Sì, nel senso che una volta ho chiesto un incontro che è avvenuto al ministero. Essendo un ministro era logico che andando a Roma io andavo al ministero, risponde Vegas irritando il Pd Vazio.
L’auletta della Commissione parlamentare Banche sembra un ring. Il Pd non ci sta a farsi mettere così all’angolo. E Vazio, come un pugile suonato, cerca l’ultimo colpo: «lei ha mai chiesto a Boschi un incontro ma non in Consob»?
Non ricordo di aver usato questa formula, ribadisce nuovamente Vegas.
E’ la quarta volta che Maria Elena Boschi viene smentita rispetto alle sue assicurazioni di non essersi occupata della banca di papà, la Etruria.

La prima volta è toccato all’ex-direttore del Corriere della Sera smentire la dichiarazione di “verginità” della Boschi. Nel suo libro “Poteri Forti” pubblicato a primavera, De Bortoli ha rivelato che la Boschi chiese nel gennaio 2015 all’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, di acquistare Banca Etruria. La Boschi ha smentito ma De Bortoli l’ha sfidata pubblicamente. Lei ha annunciato querele ma non l’ha mai presentate. E ha invece preferito, solo recentemente, chiedere i danni civili piuttosto che trovarsi a discutere della vicenda di fronte a un magistrato penale. Si vedrà nei prossimi mesi come andrà a finire.
Quasi tutte le forze politiche hanno chiesto di convocare l’amministrare di Unicredit Ghizzoni in audizione in Commissione parlamentare banche. Sono quasi tutti d’accordo. C’è solo un partito che sta facendo il diavolo a quattro per rinviare quanto più possibile questa scomoda audizione che chiarirebbe, una volta per tutte, se Maria Elena Boschi ha incontrato o no Ghizzoni sulla questione Etruria: è il Pd di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, appunto.

Il Fatto Quotidiano la pizzicò, poi, l’11 maggio scorso, rivelando, in maniera dettagliatissima, che c’era stato un altro incontro al vertice nel 2015, sulla bollente questione della Banca Etruria, presente, appunto, la prezzemolina Maria Elena. In questo caso l’incontro - ha rivelato con profusione di particolari il giornalista Giorgio Meletti sul Fatto - si svolse a Laterina, nella casa della famiglia Boschi, dove papà Boschi convoca, per parlare alla ministra dei problemi delle rispettive banche, il presidente di Etruria Giuseppe Fornasari, il presidente di Veneto Banca Flavio Trinca e l’amministratore delegato Consoli. La Boschi non ha mai smentito né l’incontro né la ricostruzione del Fatto Quotidiano. Ma continua a sostenere di non essersi occupata della banca.

Senonché un’intercettazione la smentisce clamorosamente e di nuovo, per la terza volta. Il 3 febbraio 2015 gli investigatori intercettano il direttore generale di Veneto Banca Vincenzo Consoli mentre parla al telefono con papà Boschi, all’epoca vice di Etruria. «Domani in serata – dice Pier Luigi Boschi – se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata». Il presidente, naturalmente, è Matteo Renzi.
In una telefonata precedente, Consoli , sempre senza immaginare di essere intercettato, aveva cercato la sponda del capo della sede di Firenze di Bankitalia, Vincenzo Umbrella: «Io chiamo Pier Luigi e vedo se mi fa, mi fissa un incontro, anziché con la figlia, direttamente col premier».

La quarta smentita di Maria Elena Boschi arriva, infine, oggi, con le rivelazioni imbarazzanti di Vegas.


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10 dicembre 2017

S.Ilario d'E. (RE) - Se ci mettete ai domiciliari, noi donne continuiamo a rubare

Due di loro si trovavano ai domiciliari per furto e non potevano certo uscire, figurarsi se potevano farlo per andare a rubare. Eppure le due donne, unitamente a un’amica, sono uscite di casa per andare a Sant’Ilario d’Enza (RE) e, come successivamente rivelato dai filmati della videosorveglianza del negozio, fare razzia di vestiti da donna.
A scoprirlo, dopo la denuncia del commerciante, i Carabinieri della stazione di Sant’Ilario d’Enza, che con l’accusa di concorso in furto aggravato hanno denunciato alla procura reggiana le due donne evase, una 46enne e una 37enne abitanti nel reggiano, unitamente alla loro amica 37enne di Reggio Emilia.
Le stesse tre donne, lo scorso mese di agosto, erano state arrestate per un furto in un supermercato: inquadrate dalle telecamere, erano state filmate mentre con un passe-partout aprivano e svuotavano di oltre 1.000 euro una cassa chiusa. Tutte avevano ottenuto i domiciliari e due di loro erano ancora ristrette.
Questo non ha impedito alle odierne indagate di raggiungere un negozio di abbigliamento di Sant’Ilario d’Enza. Entrate come normali casalinghe hanno girato per il negozio uscendo senza acquisti. Il commerciante, insospettito dal gonfiore delle rispettive borse portate a tracolla, ha visionato il sistema di videosorveglianza del negozio scoprendo che le tre donne avevano saccheggiato il reparto donna: una trentina di capi tra maglie, cardigan, gonne, giacche e pantaloni, del valore di 658 euro, che avevano rubato staccando gli antitaccheggio poi rinvenuti dal negoziante nascosti sotto gli scafali.
Ai carabinieri di Sant’Ilario d’Enza è bastato visionare i filmati per identificare le tre ladre, ora finite nei guai per concorso in furto aggravato. Le due che sono evase dai domiciliari per andare a rubare, rischiano di vedersi aprire le porte del carcere in quanto il giudice, sulla scorta degli accertamenti condotti dai carabinieri, potrebbe revocare loro il beneficio dei domiciliari e disporre di condurle in carcere.

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6 dicembre 2017

Scandiano (RE) - Quando noi emancipate sbandiamo, la colpa non è mai nostra, ma dell'auto...

Lo schianto è avvenuto ieri mattina nella via per Marmirolo a Cacciola di Scandiano (RE). La donna era al volante della sua Fiat Punto e viaggiava con il figlio piccolo. A un tratto l’auto ha sbandato [...da sola?.. esplosione di pneumatico?.. terribile colpo di vento?..], ha colpito un albero e si è ribaltata. 
Erano circa le 8.30 ed è subito stato dato l’allarme alla centrale operativa del 118, che ha inviato sul posto automedica, ambulanza e vigili del fuoco. Madre e figlio sono stati subito liberati dalla vettura e poi portati d’urgenza all’ospedale Santa Maria di Reggio. 
Subito è apparso chiaro che il bambino era illeso mentre le madre aveva subito qualche conseguenza dallo scontro. In ospedale gli accertamenti ai quali sono stati sottoposti i due pazienti hanno permesso di escludere lesioni di rilievo. Madre e figlio sono dunque stati dimessi dall’ospedale dopo qualche ora. La vicenda si è così conclusa soltanto con una buona dose di spavento. 
In via Per Marmirolo sono intervenuti gli agenti della polizia municipale dell’Unione Tresinaro-Secchia. I rilievi hanno subito escluso il coinvolgimento di altri veicoli. L’auto è finita contro l’albero con la parte destra e poi si è ribaltata. La Fiat Punto è stata pesantemente danneggiata e sono scoppiati tutti gli airbag.

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5 dicembre 2017

Sardegna - Donne al potere, sempre più corrotte

La storia della benzina utilizzata per raggiungere il Consiglio regionale e per gli spostamenti di rappresentanza non ha convinto il giudice. Spendere 81mila euro, che per legge dovevano destinati all’attività politica, non è altro che un reato.
E per questo l’ex sottosegretaria alla Cultura, Francesca Barracciu, è stata condannata a 4 anni per peculato dal giudice del Tribunale di Cagliari. 
Francesca Barracciu, con un passato da europarlamentare, diventata famosa per una serie di polemiche scatenate via social con attori e altri personaggi che la deridevano proprio per l’inchiesta che oggi si è chiusa con la condanna in primo grado. 
Dall’incarico di sottosegretaria, la Barracciu si era dimessa a ottobre del 2015, poco dopo la conclusione dell’udienza preliminare che aveva sancito il rinvio a giudizio. L’accusa nei suoi confronti era quella di aver utilizzato indebitamente 81mila euro stanziati dal Consiglio regionale della Sardegna per l’attività dei gruppi.
In tribunale, Francesca Barracciu si è sempre difesa con la stessa spiegazione:
Ho speso quei soldi per la benzina, per spostarmi dal mio paese e svolgere l’attività politica.
Una spiegazione che non ha convinto il pubblico ministero, che aveva chiesto una condanna a cinque anni, e neppure i giudici che oggi le hanno inflitto una pena di quattro anni. 
L’avviso di garanzia a Francesca Barracciu era arrivato quando in Sardegna si stava decidendo il nome del candidato governatore. Lei aveva già vinto le primarie, ma il suo partito (il Pd) aveva preferito sostituirla con Francesco Pigliaru. Lei si era opposta con tutte le forze e alla fine aveva ottenuto un risarcimento: l’incarico di sottosegretario nel governo Renzi.

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4 dicembre 2017

Donne al potere: una figuraccia dopo l'altra...


[...] ci mancava solo la Pinotti. Le sue urla scandalizzate dinanzi ad una bandiera della Marina Prussiana, vista appesa in un alloggio privato di un carabiniere e da lei erroneamente scambiata per un simbolo nazista...



E durante tutto sto casino, non c’è stata nessuna anima pia che la tirasse per la giacchetta e le impedisse di fare una figura escrementina di proporzioni immani.
























Quando poi gli odiati social network hanno evidenziato la “bufala”, questa benedetta donna, invece di ritirarsi con la coda tra le gambe, che fa?.. zitta zitta, va sul suo profilo fb e modifica la parola “nazifascista” con “neofascista”.

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30 novembre 2017

Milano - La falsa avvocatessa truffa il cantante rap


In lei, Susanna Chiesa, sua consulente legale, Fedez riponeva totale fiducia. E approfittando di questo, lei, che, come è emerso solo adesso, si spacciava per avvocato ma non era nemmeno praticante: lo ha truffato gonfiando le fatture e inserendo spese personali per cene, bollette telefoniche e biancheria intima.
Il rapper l'aveva denunciata due anni fa e oggi è arrivata la condanna: sette mesi di carcere e 400 euro di multa per truffa ed esercizio abusivo della professione di avvocato.
A mettere la pulce nell'orecchio del cantante, quando aveva notato, nelle fatture emesse da Susanna Chiesa, voci di spesa decisamente sproporzionate, sarebbe stato l'attuale avvocato del rapper, Cristiano Magaletti.
Alcune indagini - spiega una nota diffusa da Newtopia, l’etichetta discografica indipendente creata da J-Ax e Fedez nel 2013 - svolte sempre dal legale, hanno consentito di appurare che la dottoressa Chiesa, che si era sempre spacciata con Fedez come avvocato, tale non era affatto: anzi, non era nemmeno praticante abilitata: ciononostante, aveva preso somme a titolo di Cassa Forense e trattato questioni giuridiche, anche di un certo rilievo.
Ma non solo. Approfittando della fiducia che il rapper riponeva in lei, la Chiesa gli aveva fatto pagare somme piuttosto elevate per spese che avrebbero dovuto riguardare questioni legali e invece servivano a rimborsare spese personali della dottoressa: biancheria intima, cene, bollette del telefono e molto altro ancora.
Dopo due anni dalla denuncia, giunge finalmente la condanna: Susanna Chiesa, che in alcuni ambienti è ancora oggi conosciuta come "l'avvocato Chiesa", è stata oggi condannata dal Tribunale di Milano, nella persona del giudice Dott.ssa Filiciotto, a sette mesi di reclusione e a pagare 400 euro di multa per truffa ed esercizio abusivo della professione di avvocato".

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Vittuone (MI) - Maestra corregge alunno: "Zebra si scrive con due 'b'"

...Cosa è venuto in mente a quella maestra di sostegno della scuola elementare “Antonio Gramsci” di Vittuone (MI), nel correggere il compito di un ragazzo disabile che aveva scritto la parola zebra correttamente con una sola “b”?
La maestra ha aggiunto con la penna rossa alla parola 'zebra' un’altra “b”.
Il caso della correzione errata non è stato sollevato dai genitori del ragazzo. Ci ha pensato, invece, un altro papà il quale ha chiamato la redazione di un giornale locale e subito la notizia della zebra con due “b” si è diffusa in un baleno.
La zebra è uscita fuori dalla scuola e ha conquistato il Web suscitando ilarità, sconcerto e relativo sfottò.
Intanto le zebre se la ridono...

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27 novembre 2017

Firenze - Commissaria ricostruzione si auto-elogia con fake-news: sputtanata dai terremotati inferociti




La commissaria si fa beffe delle sofferenze dei terremotati
11 dicembre 2017 - Il Vescovo della Diocesi di Ascoli Piceno, Mons. Giovanni D’Ercole, si unisce al coro di protesta sulle carenze delle Sae – Soluzioni Abitative di Emergenza, comunemente chiamate “casette”, alloggi provvisori per le popolazioni del centro Italia colpite dal sisma, in particolare quelle consegnate recentemente ad Arquata del Tronto.
Queste persone sono entrate nelle case, hanno anche ringraziato per questo, ma le hanno trovate incomplete. Si tratta della zona di Borgo 2 e delle nuove case che stanno consegnando adesso; si vede proprio che non sono finite e che presentano delle carenze.
Le critiche di Mons. D’Ercole sono più che lecite, visti i difetti progettuali e costruttivi delle SAE.
In alcuni moduli è proibita l’installazione di stufe e camini.
In caso di blackout elettrico, le caldaie non potranno scaldare gli ambienti e non sono previsti gruppi elettrogeni.
I portoncini di accesso di aprono verso l’esterno e non verso l’interno; in caso di nevicata abbondante potrebbero verificarsi seri problemi, fino al blocco dell’accesso stesso.
Alcuni moduli presentano infiltrazione d’acqua piovana e perdite dalla rete idrica e di riscaldamento, come nella maggior parte delle 54 casette di Borgo di Arquata, che ospitano poco meno di 200 persone.
Oltre alle rifiniture interne molto carenti, i residenti delle casette hanno riscontrato anche delle criticità di carattere pratico. Giusto per fare qualche esempio:nel sistemare i collettori sono state rotte alcune piastrelle;le mascherine delle prese elettriche sono più piccole dei fori;i tubi dell’acqua esterni sono scoperti e non coibentati, ghiacciandosi e lasciando le persone senza acqua calda;inoltre, l’intonaco è spesso già lesionato.

Così l’Onorevole Patrizia Terzoni, portavoce del Movimento 5 Stelle presso la Camera dei Deputati: 
Se i lavori hanno subito un’indubbia accelerata in varie aree del cratere sismico, purtroppo ci tocca constatare ancora una sequela di errori marchiani.La vicenda dei boiler installati sui tetti delle casette in località come Visso, Gualdo di Castelsantangelo e Arquata del Tronto ha del grottesco. Le segnalazioni di famiglie rimaste senz’acqua in questo week end si sono moltiplicate a causa delle basse temperature, e sposiamo in pieno le rimostranze del sindaco di Visso Antonio Pazzaglini, che per mesi ha ripetuto come certe soluzioni fossero inadeguate per le località appenniniche, senza che nessuno lo ascoltasse.Le tubature non coibentate issate in alto nelle pareti e i fantomatici boiler montati sui tetti sono l’ennesimo pasticcio, che si somma al disagio di tutti quei comuni dove in gran fretta si sta procedendo all’istallazione "in zona Cesarini" di casette che dovevano essere consegnate a settembre o a ottobre.Si continua purtroppo a prendere in giro chi da oltre un anno sta patendo le pene dell’inferno e non ha più nulla: ribadiamo ancora una volta che per fare interventi efficaci è necessario allentare le maglie della burocrazia. Per questo chiediamo che vengano risolti questi problemi di carattere idrico e che si faccia tesoro di certe criticità relativamente alle Sae in via di ultimazione e non si proceda con approssimazione: lasciare famiglie provate senz’acqua è inaccettabile.


http://www.anconatoday.it/politica/terremoto-terzoni-movimento-5-stelle.html

27 novembre 2017 - Intervenire alla Leopolda anti-fake-news e finire all'indice per aver propagandato fake news. È quello che è successo a Paola De Micheli.
La commissaria del Governo per il terremoto è intervenuta dal palco della stazione fiorentina nell'ultimo giorno della kermesse renziana. Presa la parola, la sottosegretaria di Palazzo Chigi ha esaltato i risultati raggiunti dal Governo dopo il sisma dell'anno scorso che ha colpito il Centro Italia:
Io incomincerei dalla verità e posso dirvi che ho conosciuto altre ricostruzioni, come L'Aquila e l'Emilia, ma mai prima un governo aveva proposto subito, nei mesi successivi, un poderoso impianto normativo e un poderoso finanziamento. Siamo stati noi in un momento difficile di emergenza dare le necessarie certezze per la ricostruzione. Ora il tessuto sociale sta rinnovandosi e lentamente sta riprendendo la vita normale.
L'intervento della deputata del Partito Democratico è stato riproposto anche sulla sua bacheca Facebook. Un passo falso in piena regola, perché sul social network sono apparse decine di commenti di persone, che vivono nelle zone colpite dal terremoto di un anno fa, che raccontano una realtà ben diversa da quella "narrata" dalla De Micheli.
I terremotati sono inferociti contro la sottosegretaria:
Da terremotata penso di avere diritto a dire la mia. Tutto fermo. Un governo che fa soffrire così gran parte dei suoi cittadini non è degno di chiamarsi tale, scrive Maria Elisa. Ed è una delle risposte più tenere nei confronti della De Micheli.
Questa mattina ho fatto un giro per Camerino, centro fin dove si può arrivare, Le Mosse, Vallicelle, i pochi cantieri aperti e quelli che avrebbero dovuto esserlo. Un panorama post bellico, un gran nodo in gola e un cuore pieno di tristezza, scrive Luca. E aggiunge: La ricostruzione leggera è ferma tra le scartoffie e i pochi progetti approvati o addirittura terminati come nel mio caso, sono in attesa di ricevere il finanziamento pattuito da 5 mesi! Questa è la verità.
In tanti, nei loro commenti, hanno allegato foto del paese in cui vivono a dimostrazione che la ricostruzione è ancora in alto mare.
Per Laura dopo 15 mesi dalla prima scossa, sottolineo 15 mesi, solo nel mio paese di origine mancano 180 Sae (Soluzioni abitative in Emergenza, ndr) su 220 richieste. Le persone sono ancora costrette a fare centinaia di chilometri per andare a lavoro e sono per la maggior parte sparpagliate negli alberghi. Non una sola ricostruzione leggera è iniziata, non parliamo di quella pesante, il mio progetto è fermo da 12 mesi, come tutti gli altri a causa di vincoli burocratici. Le demolizioni necessarie non arrivano al 20%, per la rimozione delle macerie i dati sono ancora peggiori.
Ancora, Giuseppe: Sono un artigiano di Visso, paese che lei ha visitato, allora perché ci prende in giro? Si ricordi che voi politici avete perso il senso della politica che è quello del servizio verso i cittadini.
Daniele: Caro Commissario, il PD sta portando avanti con molte energie una battaglia contro le Fake News, con queste affermazioni lei invece le foraggia. Per favore la prossima volta eviti di scrivere leggerezze sulla pelle di persone al limite della sopravvivenza, utilizzi altro di fatto per la sua campagna elettorale. non questo. Portate almeno rispetto. La ricostruzione come la fate passare, tra proclami e passerelle è essa stessa una fake news. Qui, Castelluccio di Norcia, oggi. Abbandonato da 15 mesi.


Il post su Facebbok della commissaria alla Ricostruzione e sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Paola De Micheli, ha innescato immediate reazioni, proprio mentre nei paesi del Centro Italia colpiti dai terremoti del 2016 in questi giorni si stanno consegnando alcune casette per gli sfollati, dopo un anno di attesa, e a Campotosto (L'Aquila), colpito dal sisma a gennaio 2017, ancora non inizia neppure la rimozione delle macerie.
Per quanto mi riguarda, con questo post Paola De Micheli ha messo fine alla tregua che, per una questione di sensibilità e opportunità, abbiamo sempre mantenuto su questo dramma che ha sconvolto il Centro Italia, dice la deputata marchigiana del Movimento cinque stelle, Patrizia Terzoni.Dopo il 24 agosto 2016 abbiamo sempre denunciato le carenze e fatto pressioni per operare di più e meglio, ma mai siamo scaduti nello sciacallaggio e nella strumentalizzazione politica. Una strumentalizzazione compiuta invece ieri da Paola De Micheli. La deputata del Pd (che è anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Sì, ricopre tre cariche) ieri dal palco degli stati generali del renzismo, la Leopolda, ha raccontato la favoletta di un governo che avrebbe dato 'le necessarie certezze per la ricostruzione' grazie alle quali 'ora il tessuto sociale sta rinnovandosi e lentamente sta riprendendo la vita normale.Si fa un gran parlare di fake news. Ecco, ne abbiamo qui un esempio clamoroso, ha scritto ancora la Terzoni su Facebook, perché parlare di tessuto sociale rinnovato e di ritorno alla normalità in un'area enorme, il Cratere, nella quale un terzo delle casette non è ancora arrivata, dove ci sono persone che sulla costa ancora vengono spostate di albergo in albergo, dove le macerie devono essere ancora rimosse, le strade ripristinate, centri storici riaperti, è una fake news.A farmi prendere in giro non ci sto. La De Micheli ieri parlava al pubblico dei suoi e a favore di telecamere: parlava a un pubblico che magari non l'hanno mai vista la realtà del post terremoto. Ma a me bufale non può dirne: io nelle zone del sisma ci sono stata e ancora ci vado e, oltre a questo terremoto, ho già vissuto quello del '97. Così come non può dirle agli abitanti del Centro Italia, che infatti hanno invaso di commenti il post della De Micheli. Alla vostra propaganda rispondiamo con la verità, colpo su colpo. Non vi lasceremo tregua, per rispetto di tutti quei cittadini e del loro diritto di tornare alla normalità, ma per davvero, conclude.

Sisma, i soldi degli sms solidali spesi per terme, scuole e eliporti


È ufficiale. Tre milioni di euro dei fondi raccolti con gli sms solidali saranno stanziati per il "recupero" della grotta sudatoria di Acquasanta Terme.
Altri cinque sono invece destinati alla strada statale ex 238.
E poi ci sono le scuole: due milioni e 850mila euro per mettere in sicurezza il liceo Scientifico di Corropoli, in Abruzzo, e un altro milione e rotti per la scuola media di Collevecchio, entrambe fuori dal così detto “cratere sismico”.
L’elenco delle opere che saranno finanziate con il sistema degli sms solidali è stato ufficializzato nelle scorse ore dalla Commissaria per la ricostruzione Paola De Micheli, tra le proteste di comitati e attivisti.
La vicenda è ormai nota: parte dei fondi, dicono i terremotati, è stato utilizzato per mettere mano a progetti che forse non sono così prioritari.
Il primo esempio, il più lampante, è proprio quello della "grotta sudatoria": scomparsa la ciclabile la Regione Marche ha infatti confermato la volontà di recuperare il bellissimo complesso termale di Acquasanta, il "luogo del cuore" prediletto dai marchigiani nell’ultima votazione indetta dal Fai.
C’è però un piccolo dettaglio.
"Si tratta di un luogo abbandonato all’incuria ben prima del sisma e chiusa ormai da vent’anni" sottolinea Francesca Mileto, coordinatrice dei Comitati Terremoto Centro Italia. Come dire: che c'entra col terremoto?
Stesso discorso può essere fatto per l’ammodernamento della ex statale 238. Qui lo stanziamento è ancora più massiccio: ben cinque milioni di euro. Un intervento di cui si parlava da tempo e il cui legame col sisma in effetti non è così lampante. Per gli attivisti si tratta di "una strada secondaria" e comunque quei soldi, tanti, potevano essere spesi in un altro modo.
Ad esempio "istituendo un 'reddito di cratere' per chi abita nei comuni più colpiti dal sisma o destinarli a un fondo per gli artigiani" dicono dal comitato. Parte dei fondi poteva essere utilizzata per realizzare "un centro di aggregazione perché il problema psicologico è molto più grande di ciò che appare", spiega Francesca Mileto. È anche una questione di principio. "I soldi degli sms non sono stati donati per riammodernare le strade, ma per aiutare i terremotati".
C’è poi il discorso delle scuole di Collevecchio e Corropoli. Due comuni che non rientrano nel cratere sismico, sebbene anche qui il sisma abbia provocato danni ingenti. Il discorso comunque non cambia. "Nessuno dice che le scuole non debbano essere messe in sicurezza - rincara Mileto - ma avrebbero dovuto utilizzare soldi presi da un altro paniere". I progetti 'controversi' non sono finiti qui: tra le opere confermate spicca la realizzazione (sempre nelle Marche) di sette elisuperfici attrezzate anche al volo notturno e finalizzate a interventi di protezione civile e sanitari. Costo: un milione e settecentomila euro.
L’accusa dei comitati è durissima. "Interessi politici, promesse disattese". Così "vince la politica antisolidale", scrivono in un post su Facebook. "Avete distrutto il sistema delle donazioni solidali. Gli italiani non doneranno più un euro per le popolazioni che ne avranno bisogno, semplicemente perché i soldi non sono andati ai terremotati".
Secondo la commissaria De Micheli, al contrario, "le donazioni degli italiani per il sisma 2016 sono state tutte assegnate a progetti concreti".


2 novembre 2017 - Norcia: con le macerie in strada, commissaria ricostruzione intima di pagare tasse

La PD radical-chic: Chi non ha i soldi, chieda un mutuo


Terremoto, Terzoni (M5S): «Lettera De Micheli su tributi sembra una candid camera»
«E’ disarmante leggere la lettera inviata ai sindaci del cratere sismico da parte della commissaria straordinaria per la ricostruzione Paola De Micheli. Lo sprezzo e la superficialità con la quale si avvisa che dal prossimo 16 dicembre c’è da iniziare a pagare i tributi sospesi, e che per farlo il governo dà la possibilità di accendere mutui o prestiti con banche convenzionate per tutti i titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, lasciano basiti». Così Patrizia Terzoni, portavoce presso la Camera dei Deputati del Movimento 5 Stelle.
«E’ grave che la De Micheli non si renda affatto conto che le imprese di quei territori - che siano esso agricole, industriali o commerciali -, non siano per niente nel pieno delle loro facoltà produttive, e che di fatto non riescano a generare quei profitti tali per i quali possano saldare il conto di tutte le tasse sospese.
Eppure come M5S, eravamo stati chiari con la De Micheli: la priorità dev’essere quella di mettere in atto ogni misura possibile per evitare lo spopolamento di quelle zone e la chiusura nelle stesse delle diverse attività produttive, molte delle quali hanno già gettato la spugna.
La commissaria, almeno a parole, ci diede ragione e ci tranquillizzò, ma la missiva spedita ai sindaci conferma che non ha affatto compreso la gravità della situazione. Ma come? per contrastare lo spopolamento si chiede ai terremotati di indebitarsi per pagare i tributi gentilmente bloccati?
Non fossimo abituati alle scelte farsesche di questo esecutivo, ci convinceremmo di essere vittime di una candid camera. Alla De Micheli consigliamo di archiviare la fase “Scherzi a parte” e di iniziare a fare qualcosa di concreto per un’area che tuttora si trova nell’agonia più assoluta».

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21 novembre 2017

Reggio E. - Multitasking e stressate, noi donne ci tamponiamo come sulle auto-scontro del luna-park

Stavano viaggiando nella stessa direzione, percorrendo via Martiri di Cervarolo in direzione della circonvallazione di Reggio, quando la conducente di una Fiat Punto ha tamponato l’auto che viaggiava davanti a lei, una Smart guidata da una reggiana, facendola carambolare contro il tronco di un albero che costeggia la carreggiata. 
L’impatto, avvenuto poco dopo le 13 di ieri, è stato violento e la donna al volante della Smart ha subìto una serie di contusioni, che hanno indotto il personale medico – intervenuto insieme ai volontari di un’ambulanza – a disporne il trasferimento al pronto soccorso del vicino ospedale Santa Maria Nuova per sottoporla a una serie di accertamenti. La piccola utilitaria ha subito ingenti danni, così come il traffico ha avuto pesanti ripercussioni.

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16 novembre 2017

Terni - La dirigente comunale della Cultura: "Qui i nazifascisti si bombardavano da soli"

La dirigente dei Servizi culturali del Comune, Anna Maria Moscatelli, firma una curiosa “determinazione” – finalizzata alla valorizzazione dei rifugi anti-aerei realizzati durante la guerra – in cui evidenzia come il capoluogo umbro
ha subito un profondo sconvolgimento con i 108 bombardamenti a cui fu sottoposta dai nazifascisti.
Gabellare che durante la guerra l’Italia e i tedeschi qui presenti si bombardassero da soli, appare francamente eccessivo. Tanto più se a sottoscrivere una tale corbelleria è un soggetto che si fregia del titolo di “dirigente dei servizi culturali”, sempre che non sia l’ignoranza a costituire un titolo sufficiente per ascendere a tali gradi nella pubblica amministrazione nostrana.
Per altro, una falsità di questa portata costituisce anche un insulto alla memoria delle centinaia e centinaia di vittime provocate dai 108 bombardamenti a cui Terni fu sottoposta dagli anglo-americani.

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14 novembre 2017

GB - Lascia marito e 9 figli e scappa in Gambia per unirsi al suo toyboy conosciuto su Facebook

Non era mai uscita dalla Gran Bretagna Heidi Hepworth, una 44enne madre di nove figli. Ad un certo punto - riporta il Daily Mail - ha iniziato a chattare con degli sconosciuti e, in questo modo, ha conosciuto Mamadou Jallow, un trentenne del Gambia e ha deciso di stravolgere la sua vita.
Ha iniziato a farsi tatuaggi, a curarsi di più e a farsi le lampade. Poi, però, ha preso una decisione molto più drastica: ha lasciato il compagno Andy, con cui stava da 23 anni, e i suoi figli, per volare dal suo nuovo e giovane amante.
Un gesto, questo, che le è costato tante critiche, soprattutto su Facebook:
  • "Oh mio Dio - scrive un utente - non posso credere a quello che ho appena letto. Che razza di persona è una madre che abbandona i suoi bambini?".
  • "Mi dispiace per loro - scrive un'altra persona, sempre in riferimento ai bambini che Heidi ha lasciato a casa - poveri piccoli. Resteranno traumatizzati tutta la vita".
  • Un uomo, poi, commenta, "Non ho niente da dire per il fatto che ha lasciato il marito. Ma lasciare nove bambini? Lei ovviamente ha il diritto di essere felice, ma doveva tenere in conto i suoi bambini. Auguro la migliore fortuna a lei e ai figli".
C'è poi chi la accusa di essere pazza e chi si dice sicuro del fatto che resterà molto delusa da questa 'follia':
  • "È tipico della crisi di mezza età - scrive un utente, rivolgendosi direttamente a lei - ma finirai come le altre che hanno fatto la tua stessa scelta: sarai presa in giro, umiliata, usata e poi buttata via.
Il marito ha raccontato a The Sun di essere "devastato" dopo la scelta della moglie, con la quale ha sei figli. Gli altri tre bambini erano nati da una precedente relazione di Heidi.
Era una mamma premurosa, attenta. Ora è diventata una persona orribile: è come se un alieno si fosse impossessato del suo corpo - dice affranto - Quest'uomo le ha fatto il lavaggio del cervello. Lei si è invaghita e l'ha seguito passo dopo passo.
Dal canto suo Heidi prova a giustificarsi:
Ho incontrato un giovane gentleman, ma non è solo una tresca. Il nostro matrimonio aveva problemi, c'eravamo allontanati. Forse a una donna è vietato avere nuove relazioni?
Ma Andy, invece, sostiene che l'ormai ex compagna ha iniziato ad allontanarsi da lui nella primavera del 2017, quando ha cominciato ad aggiungere sui social network uomini africani e asiatici.
Heidi, comunque, non ha alcuna intenzione di tornare indietro e sostiene di immaginare una vita accanto al suo nuovo compagno e ai suoi bambini, anche se sono a migliaia di chilometri di distanza da lei.

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